La PODISTICA VOLUMNIA SERICAP  con altre ASD propongono una

 

RIFLESSIONE SU COVID, PODISMO E POLITICHE SPORTIVE

 

+ UNA PRECISAZIONE (che è anche un invito)

Le ASD firmatarie esprimono vicinanza e solidarietà all’amico Sauro Mencaroni il quale, così come dallo stesso riportato in un comunicato, sarebbe stato costretto, da non meglio precisati “organi competenti”, a rinviare a data da destinarsi la lodevole iniziativa della “Corsa della Ripresa”, manifestazione podistica non competitiva ed in cui erano stati recepiti alcuni elementi precauzionali, come le partenze scaglionate in gruppetti di atleti a loro volta distanziati, l’uso delle mascherine per il ritiro dei pettorali, il controllo della temperatura con il termoscanner ed altre misure di tutela.

Questa incresciosa vicenda ci spinge ad alcune riflessioni sul momento che stiamo vivendo e, più in generale, su alcune criticità che tale situazione ha reso ancora più evidenti e gravi.

Il covid-19 ha creato una condizione di emergenza in tutto il mondo, Italia compresa. Tuttavia, da diverse settimane, sulla scorta di evidenze scientifiche e cliniche, la fase emergenziale pare superata, in Italia come altrove. La logica vorrebbe, quindi, che si tornasse entro breve ad una piena normalità, esattamente come sta avvenendo in tutti i paesi in cui la pandemia si è verificata ed ha fatto il suo corso. Ma, mentre la logica sembra essere un principio guida in molte nazioni (ad es. la Svizzera, che non solo è nostra confinante, ma addirittura è contigua alla nostra peggiore zona rossa, e che ha riammesso le gare dal 6/6 scorso; o altre federazioni in Europa che hanno già programmato la ripresa dai primi di luglio), ciò non è vero in Italia, dove si continua a considerare pericolosa una gara podistica di 200 persone all’aperto, pur con partenza a mo’ di cronometro ed evitando assembramenti a fine gara (come la corsa del nostro Sauro), mentre si ammette (DPCM 11/06/2020) che 200 persone possano assistere per ore ad uno spettacolo al chiuso e addirittura 1000 persone possano farlo all’aperto; e non vale neanche il principio – peraltro ormai discutibile – del distanziamento o della staticità dei partecipanti, se si ammette che dal 25/6 possono riprendere (nelle Regioni con una buona situazione epidemiologica) gli sport di contatto (ad es. il calcetto); né può essere un elemento ostativo il requisito dello svolgimento delle gare in assenza di pubblico (praticamente sempre assente nelle gare podistiche amatoriali).

Ci vorrebbe qualcuno che sottolineasse queste incongruenze e che difendesse il nostro sport, che peraltro costituisce anche un naturale baluardo di sanità per tutta la popolazione… Ma chi lo fa? Il CONI? La FIDAL? Gli EPS? La massa dei podisti, autonomamente? Niente di tutto questo.

Gli organismi preposti si mostrano “più realisti del re” e non tentano nemmeno di sottolineare l’importanza sociale e per la salute pubblica dell’attività sportiva (eclatante, in questo senso, è stato l’avallo dato all’assurda proibizione dell’attività sportiva all’aperto durante il lockdown, condito di paternalistici inviti ai runners a “dare il buon esempio”), anzi non perdono occasione per dimostrare la propria inadeguatezza ed insipienza.

Così, invece di fare da contraltare alla scarsa sensibilità governativa mostrata in questi mesi, il CONI rincara la dose presentando un rapporto agghiacciante di 423 pagine dal titolo “Lo Sport Riparte in Sicurezza” basato su una impostazione (quella delle norme sulla sicurezza sul lavoro) che, se minimamente potrebbe avere un senso per lo sport professionistico, sicuramente segnerebbe la morte dello sport dilettantistico e amatoriale. Con l’effetto che gran parte di questa assurda proposta, è stata recepita dalla Presidenza del Consiglio nelle “Linee-Guida sulle modalità di svolgimento degli allenamenti per gli sport individuali” e alla fine è stata addirittura resa legge cogente dall’art. 1, comma 1, lettera f) del DPCM 11/06/20: insomma, come dice l’adagio popolare spoletino, “ce semo fatti la frusta pe lu culu nostru”…

Gli EPS, d’altro canto, non sono stati da meno ed hanno partecipato in massa (con pochi ed inefficaci distinguo e molto prono entusiasmo) a questo documento, in una – speriamo inconsapevole, ma non per questo meno grave – strategia suicida, che peraltro continua una strada già da tempo intrapresa…

La ciliegina sulla torta vuole metterla la stessa FIDAL che, per partecipare da protagonista al massacro dello sport amatoriale con un’ulteriore stretta, sta lavorando ad un progetto denominato “L’Italia torna a correre”, già ampiamente anticipato dettagliatamente sugli organi di stampa ma ancora non pubblicato nella sua interezza[1]: un delirante programma di sterminio specifico delle piccole gare e della corsa libera e popolare. Ma, in fondo, non c’è nulla di nuovo sotto il sole: la FIDAL persegue questo disegno di annientamento del podismo amatoriale già da anni, con il proliferare di norme, vincoli, ostacoli e balzelli…

Infine, la massa dei podisti che, se fosse organizzata ed avesse un comune sentire, avrebbe una potenza di fuoco straordinaria, ma invece fatica a farsi ascoltare o, come tutti i cittadini dopo tre mesi di bombardamento mediatico, è confusa. Prova ne sia, ad esempio, una petizione per il ritorno alle gare che abbiamo seguito (e firmato), abbondantemente pubblicizzata sui social network e su testate giornalistiche specializzate di rilevanza nazionale, che in mese circa ha raggiunto (ad oggi) appena un’ottantina di firme, nonostante migliaia di visualizzazioni. Difficile che, in queste condizioni, la massa dei podisti possa difendere il proprio sport…

Per questo, come ASD e pur essendo piccoli ed insignificanti, abbiamo ritenuto opportuno dire la nostra. Ed estendere la riflessione anche oltre l’attuale contingenza, evidenziando le criticità – preesistenti al virus – di cui parlavamo in premessa e che, in questo quadro fosco, appaiono ancora più deleterie. Ci riferiamo a partite che sembrano ormai perse, ma che invece sarebbe bene continuare a combattere, come quelle sulla sciagurata introduzione della RunCard (che ha falcidiato gli iscritti agli EPS); sulle convenzioni col CONI che hanno di fatto sancito una subalternità degli EPS alla FIDAL e non, come sarebbe stato giusto ed utile, una funzionale alterità; sulla paradossale questione della certificazione di idoneità sanitaria, non più necessaria agli stranieri che gareggiano in Italia, ma necessaria agli italiani per gareggiare nel proprio paese (mentre non gli serve per gareggiare all’estero); sulle assurde disposizioni di sicurezza pubblica (i famosi piani sanitari e di sicurezza) alla cui applicazione nelle nostre piccole gare ci si sarebbe dovuti opporre con tutte le forze sin dall’inizio…

Ci piacerebbe un ritorno al passato, ai tempi in cui si correva e basta, in cui le gare venivano organizzate in totale libertà e senza vincoli, in cui tutti potevano partecipare con una semplice liberatoria firmata, ecc. Ma non siamo ingenui fino a questo punto, sappiamo che è impossibile, in un Paese come il nostro.

Tuttavia, se – come noi riteniamo – il podismo è uno sport da salvaguardare nella sua valenza popolare e di presidio di salute pubblica; se le organizzazioni (ASD, EPS, etc.) che se ne occupano sono soggetti da aiutare e favorire nella loro azione; se vogliamo rispettato lo spirito dei principi costituzionali di diritto alla libertà, allo sviluppo della personalità, alla libertà di associazione, allora bisogna adottare provvedimenti logici e conseguenti:

  • nell’odierno frangente, proponiamo il ritorno immediato alle gare podistiche e alla pratica sportiva libera, esattamente come prima dell’emergenza covid-19, senza limitazioni e regole speciali, o comunque con poche e semplici regole di buon senso, coerenti con l’evidente attenuazione della situazione di emergenza complessiva (ad es. sul modello delle indicazioni elaborate dalle Autorità Federali Svizzere e dal Canton Ticino);
  • in subordine, chiediamo quanto meno che al libero svolgimento delle nostre gare non si applichino norme anti-covid più restrittive rispetto a quelle previste per attività oggettivamente più rischiose delle corse all’aperto (come ad es. quelle per gli spettacoli, che prevedono lo stare per ore raggruppati al chiuso);
  • chiediamo che almeno la Regione Umbria accerti quanto prima la compatibilità dell’attività podistica (competitiva e non) con l’andamento della situazione epidemiologica regionale (che non è mai stata emergenziale e che oggi è sostanzialmente sotto controllo), in modo che tutte le gare e manifestazioni podistiche possano ricominciare a svolgersi in Umbria dal 25/06/20, come previsto dall’art. 1, comma 1, lettera g) del DPCM 11/06/20;
  • proponiamo che, nelle prossime convenzioni CONI-EPS, venga confermato e maggiormente chiarito (vista la confusione oggi esistente) che gli EPS possono organizzare liberamente gare di qualunque tipo e lunghezza, senza preclusioni, e che venga sancito chiaramente il principio di reciprocità (un tesserato Fidal può partecipare alle gare EPS ed un tesserato EPS può partecipare alle gare Fidal, senza limitazioni) abolendo, di conseguenza, la RunCard EPS (che a quel punto sarebbe inutile);
  • proponiamo che sia sancito il principio della “assunzione di responsabilità personale” per cui, se decido di partecipare ad una competizione, me ne assumo la responsabilità e ne sollevo gli organizzatori e le Pubbliche Amministrazioni preposte (magari ciò porterebbe anche alla eliminazione del famoso certificato di idoneità alla pratica sportiva, esistente solo in Italia);
  • che gli EPS si facciano promotori presso il decisore politico di una sostanziale semplificazione degli adempimenti per le gare con meno di 1000 partecipanti, con proposte quali l’abolizione dei piani sanitari e di sicurezza (oggi di fatto una semplice – ma non gratuita – pro forma, nel caso dei piccoli eventi), la deroga alle limitazioni di intervento poste alle organizzazioni di Protezione Civile (che possano quindi operare per il controllo del traffico veicolare durante le gare), etc.
  • che gli EPS contrattino immediatamente con le compagnie di assicurazione una estensione delle coperture assicurative RCT per le gare, relativamente ai rischi di contagio da virus (se già non inclusi nelle coperture odierne).

Con l’auspicio che questo nostro sofferto documento possa stimolare un dibattito vivace e costruttivo sui problemi affrontati, si augurano BUONE CORSE A TUTTI.

ASD Podistica Volumnia – Perugia

ASD Podistica Carsulae – Terni

 

Ringraziamo l’amico podista Claudio Romiti per la preziosa collaborazione nella stesura di questo documento.

 

[1] Al 25/06/2020 risulta pubblicato solo un “Protocollo Organizzativo Temporaneo – Corsa in Montagna e Trail”; per le competizioni su strada, se a cronometro, si può applicare lo stesso protocollo. Tuttavia “FIDAL si riserva di pubblicare disciplinare specifico per corse su strada con partenze in linea e partecipazione di massa quando l’evoluzione della normativa generale, secondo indicazioni governative, permetterà di tornare ad organizzare con modalità quanto più simili possibili a quelle antecedenti lo stop per CoVID-19”. Il documento attenua alcune delle rigidità che si temevano a partire dalle anticipazioni di stampa ed è improntato a maggiore ragionevolezza rispetto alle attese, tuttavia mantiene la solita patologica ambiguità consiglio/prescrizione e, soprattutto, conferma due tendenze preoccupanti: la prima è che invece di semplificare e difendere l’organizzazione delle gare, lasciando che ciascun organizzatore, in base alla propria realtà, definisca autonomamente come stare dentro la norma di legge, il documento preferisce dare allucinanti indicazioni tecniche ed organizzative, inapplicabili nella maggioranza delle nostre piccole gare (indicazioni che, data la tipologia del documento – un pronunciamento federale – è difficile non considerare prescrittive, nonostante le “rassicurazioni”). Il secondo assunto, anche più grave, è che il documento non viene definito “temporaneo” in quanto se ne prevede sin da ora l’annullamento non appena le condizioni normative lo permetteranno, ma solo perché sia emendabile qualora le norme si inaspriscano; e le modalità a cui si punta di tornare in futuro non sono le stesse di prima dell’emergenza, ma le “più simili possibili”: di fatto il documento pare ci stia preparando tutti ad una “nuova normalità” da cui sarà molto difficile tornare indietro.

1 Commento to “Alcune ASD propongono una riflessione su Covid, podismo e le politiche sportive”

  1. Leonardo De Angelis ha detto:

    Condivido e sottoscrivo il Vostro documento.
    Avevo provato ad uscire con un documento condiviso, fra i gruppi podistici di Terni, per chiedere un allentamento delle restrizioni per gli allenamenti durante gli ultimi giorni del lockdown, trovando resistenze,distinguo e retromarce, che mi hanno fatto desistere.
    Non ho nessun vincolo, remora ne timore reverenziale, nei confronti di nessuno, e neanche conflitti di interesse, quindi liberamente e pubblicamente sono felice di condividere il Vostro documento.

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